Giappone

Novembre 2013

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Milena e Wilma commentano il viaggio in Giappone in autunno 2013
"Vivere se pur per 15 giorni la loro quotidianità dà la sensazione di essere in un altro mondo. La spontaneità nei loro gesti, la cordialità, la gentilezza, il camminare nei loro giardini tra la leggerezza degli aceri che sembrano pizzi traforati e la perfezione delle forme ti aprono ad uno spirito nuovo. Con il loro sorriso sempre sulle labbra, i loro inchini, i bei visi dei bambini ci rimarranno impressi nel cuore."
"Un viaggio carico di emozioni, per la maestosità dei templi, la serenità che trasmettono i giardini, gli aceri con le loro splendide sfumature autunnali, la gentilezza ed i sorrisi della gente, emozioni che toccano il cuore..."

Un giorno d'autunno a Okayama di Alessandra Bonecchi per Pagine Zen

Le morbide colline di Okayama vestono i colori dell'autunno. Piove. Il vento pungente scivola sul tatami, attraversa i corridoi silenziosi che portano alle vasche rocciose celate da spesse nubi di vapore danzante, penetra attraverso gli abiti fino a ieri troppo pesanti.
Lo sguardo segue le chiome mosse dal vento, fino alle prime casette, si perde tra le vie e i canali sul percorso dell'autobus, che infine si ferma lungo un ampio viale che conduce fino alla stazione e che prende il nome del personaggio della leggenda del "ragazzo pesca", Momotarō. Qui sorge uno dei tre più celebri ed apprezzati giardini del Giappone, il Kōraku-en. Tipico esempio dello stile kaiyū di epoca Edo, è un giardino che si gode passeggiando, una combinazione di scorci naturali che si rivelano al visitatore di passo in passo: laghetti con isole, ruscelli, colline, vialetti e ponticelli, piccole case da tè nascoste tra alberi secolari, ciascuna con il proprio giardino di spirito wabi. Elementi che si trasformano secondo l'angolo di visuale, disegnando ad ogni passo paesaggi sempre nuovi, ma anche secondo la stagione, la luce, le condizioni atmosferiche. Come è tipico del giardino giapponese il paesaggio che circonda il giardino ne fa esteticamente parte, estendendo o perfino annullando i confini del parco. L'avvio della realizzazione del progetto risale al 1687, quando il daimyō di Okayama, Ikeda Tsunamasa, ne ordinò la costruzione a Tsuda Nagatada. Quando i lavori furono completati, intorno al 1700, il giardino era utilizzato per intrattenere ospiti importanti, ma era aperto anche alla popolazione in circostanze particolari, finché nel 1884 la proprietà fu trasferita alla prefettura di Okayama ed il giardino fu definitivamente aperto al pubblico. Per quanto il sito abbia subito numerose trasformazioni nel corso della storia e gravi danni dovuti alle inondazioni del 1934 ed ai bombardamenti del 1945, il giardino è sempre stato fedelmente restaurato, grazie alle numerose registrazioni ed ai dipinti che ne ritraevano il disegno con meticolosa precisione. In origine fu denominato Kōen (Giardino posteriore), poiché sorgeva dietro il castello di Okayama, ma fu rinominato con il nome attuale nel 1871, a riconoscimento dello spirito che ne aveva guidato la realizzazione: senyūkōraku, datti da fare prima degli altri e godi i frutti quando hai visto gli altri goderne.
Varcando l'ingresso al giardino attirano l'attenzione dei Pini dai rami contorti, protesi verso le acque di un ruscello che si snoda nel giardino per circa 630 metri. Si passa di fronte alle grandi voliere di gru, che la mattina presto abitano il parco in libertà e tra alberi secolari si percorre un sentiero che sbocca a godere il paesaggio che si apre sul laghetto più ampio. Da un lato gli edifici principali, il palazzo Enyo-tei ove il daimyō risiedeva quando era in visita al parco e il palazzo Kakumei-kan, dove erano accolti gli ospiti di riguardo in visita al daimyō; dall'altro lato l'occhio spazia sulle acque del laghetto Sawa-no-ike, scivola tre le isole coperte da alberi modellati con cura, scorge infine la collina Yuishinzan e sullo sfondo la sagoma elegante del castello.
Per risalire la collina si attraversa il ruscello sulle pietre segnapasso che sporgono sulla superficie dell'acqua e proseguono poi sulle pendici della collina, guidando il visitatore fino alla cima, ammirando nuvole tondeggianti di cespugli di Azalea.
Dall'alto si osserva una particolarità di questo giardino: la vasta e aperta area centrale, oggi coperta in gran parte da prato, in origine era dedicata a coltivazioni di verdure e riso, di cui rimangono alcuni campi, a ricordo di quanto il daimyō fondatore amasse la vita rurale e il suo giardino come luogo di relax. Oltre i campi di riso si osservano file ordinate di Camellia chinensis, una piccola coltivazione di té di un'antica varietà dal gusto leggermente amaro. Scendendo dalla collina ci si accorge che al versante morbido ed elegante cosparso da cespugli ben potati di Azalea si contrappone un versante dal carattere più forte, con composizioni di rocce di una certa imponenza. Le pietre segnapasso accompagnano il visitatore verso un ponticello zigzagante, dove i secchi cespugli di Iris Kakitsubata, fanno immaginare lo spettacolo della fioritura sull'acqua.
Da lontano si ammira il padiglione Ryuten, una costruzione dal disegno architettonico particolare, in origine usato come punto di riposo per il daimyō a passeggio, ora graziosamente occupato da un'elegante coppia di sposi in kimono, nel loro tour con i fotografi nei punti magici dello splendido parco.
Lasciandosi alle spalle il padiglione Ryuten e proseguendo verso est, si passa accanto al bosco di Aceri, poi di Ciliegi e infine di Albicocchi, in un tripudio di sfumature dal rosa, all'arancione, fino al porpora, ancora più intenso per la giornata uggiosa di fine autunno. Mentre lo sguardo si sofferma sul tronco rugoso e contorto dei vecchi Prunus, ecco comparire tra le fronde antiche una piccola casa del te, la Chaso-do, con il suo piccolo roji, il giardino di spirito wabi, che nella sua curata semplicità, aveva il compito di predisporre il visitatore al godimento estetico della cerimonia del tè.
Passando sotto i pergolati di Glicine, ci si addentra nella foresta di conifere, Aceri e Ciliegi per sfuggire alla pioggia. È ora di andare. Una pausa in un negozietto per bere qualcosa di caldo regala un'ultima piacevole sorpresa. Nanba Yukio, fotografo paesaggista, presenta il suo libro fotografico sul celebre giardino. Ogni foto è un'opera d'arte di luce e colore, che svela la bellezza del giardino nelle quattro stagioni. Così, mentre l'aereo mi riporta verso casa, sfoglio il libro e i vecchi Prunus ormai spogli si coprono di fiori, sento il profumo di miele dei petali che cadono delicati sull'erba verde e rorida; i cespugli di Azalee sono nuvole di fiori variopinti, sui quali l'occhio si sposta estasiato; nei laghetti macchie di Iris, fiori di loto, carpe variopinte che cercano la sorgente dell'acqua; poi di nuovo l'autunno che infuoca gli alberi, le prime nebbie, la neve.
Che opera d'arte è la natura, abile e sensibile l'uomo che accosta i suoi elementi per fare un giardino che ogni giorno della sua esistenza nei secoli possa offrire di sé un'espressione diversa.

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